672 85. Un altro giorno della sua predicazione, un
poveretto, per di più infermo era al luogo dov'era
Francesco. Questi sentendo compassione per la duplice disgrazia,
cioè miseria e malattia, cominciò a parlare
col compagno della povertà.
Era già passato, nei riguardi del sofferente, dalla
commiserazione all'affetto del cuore, quando il compagno lo
interruppe: «Sì, fratello, è povero, ma
forse in tutta la provincia non c'è nessuno più
ricco di desideri».
Il Santo lo rimproverò lì su due piedi e ingiunse
al compagno che stava confessandogli la sua colpa: «Su,
presto: togliti la tonaca, inginocchiati ai piedi del povero
e accusa apertamente la tua colpa. E non soltanto gli chiederai
perdono, ma in più insisterai che preghi per te!».
Il frate obbedì e quando ritornò, dopo aver
compiuto la sua penitenza, il Santo gli disse: «Quando
vedi un povero, fratello, ti è messo innanzi lo specchio
del Signore e della sua Madre povera. Allo stesso modo nei
malati devi considerare quali infermità si è
addossato per noi!».
Veramente, Francesco portava sempre sul cuore quel mazzetto
di mirra, sempre fissava il volto del suo Cristo, sempre rimaneva
a contatto dell'Uomo dei dolori, che conosce tutte le sofferenze!